Senza Rete

Quando l’inclusione smette di cercarti

L’ufficio è lo stesso di tre anni fa.
Le scrivanie, le sedie, persino il rumore della stampante. È l’aria a essere diversa.

Marco è seduto davanti a un funzionario che guarda lo schermo senza alzare gli occhi. Le mani sulla tastiera, il corpo leggermente in avanti, come se il monitor fosse l’unico interlocutore possibile.

Una volta, in quel palazzo, c’era una stanza piccola in fondo al corridoio. Non era un ufficio pubblico. Non c’erano numeri da prendere. Era il posto dove quelli della cooperativa lo avevano accolto, senza chiamarlo così.
Non gli avevano dato solo un modulo. Avevano iniziato da lui.

Avevano passato mesi a ricostruire la fiducia, a capire perché ogni volta che iniziava un lavoro, dopo due settimane, Marco spariva. Gli avevano affiancato un tutor che lo chiamava al mattino, che parlava con il datore di lavoro, che faceva da ponte quando la rabbia o l’ansia diventavano troppo forti per essere spiegate.

In questo mondo, dove l’inclusione sociale è stata definita un costo superfluo, quel ponte non esiste più.

«Il suo profilo non è idoneo per le attuali richieste del mercato», dice il funzionario, senza emozione.
«Può riprovare tra sei mesi.»

Marco annuisce. Si alza. Esce.

Cammina verso la periferia, dove la povertà ha smesso di essere un’emergenza ed è diventata un paesaggio. Senza il lavoro di strada, senza i centri di aggregazione, la giornata è una distesa di ore tutte uguali. Nessun appuntamento, nessun motivo per accelerare o rallentare.

inclusione sociale

A casa, sua madre lo aspetta in cucina.
Sul tavolo non c’è più la borsa della spesa che arrivava attraverso una rete che funzionava senza farsi notare. Ora il frigorifero è mezzo vuoto e la povertà è tornata a essere una questione privata, da gestire in silenzio, insieme alle bollette scadute.

Marco guarda il telefono.
Non ci sono messaggi. Non c’è nessuno che gli chieda dove è finito.

Nel mondo senza Terzo Settore, la nuova povertà non è solo mancanza di denaro. È l’assenza di qualcuno che abbia il compito di cercarti quando sparisci. Una volta uscito dal tracciato produttivo, non resti indietro: esci dal campo visivo.

Marco rientra in camera. Si stende sul letto vestito.
Domani nessuno busserà. Nessuno chiamerà.

La sua caduta non fa rumore.
Non perché abbia toccato il fondo, ma perché non c’è più nessuno incaricato di guardare quanto in basso è arrivato.

Crediti: ispirato al libro/rivista Provate a fare senza. Viaggio distopico in un mondo senza Terzo Settore, Vita.it, Marzo 2025.

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