Senza Rete

Senza Rete nasce da una domanda semplice e disturbante: cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, il Terzo Settore smettesse di esistere?

La rubrica prende ispirazione da “Provate a fare senza”, pubblicata su Vita nel numero di marzo 2025, che ha avuto il merito di spostare lo sguardo sull’assenza, più che sulla presenza. Da quello spunto nasce un percorso narrativo che prova a fare un passo in più: trasformare quell’assenza in storie.

Ogni episodio di Senza Rete è ambientato in un mondo distopico, fin troppo simile al nostro, in cui servizi, progetti e presìdi del Terzo Settore sono completamente scomparsi. Non ci sono più associazioni, cooperative, volontari. Non c’è più una rete capace di tenere insieme le persone nei momenti di fragilità.

Dall’educazione alla cura delle fragilità, allo sport di quartiere, all’inclusione sociale, Senza Rete racconta cosa accade quando ciò che tiene insieme le comunità smette di esserci. Non per fare allarmismo, ma per mostrare le conseguenze concrete di un vuoto che spesso diamo per scontato non possa esistere.

Non si tratta di un’operazione nostalgica né di un esercizio di denuncia. Questa rubrica non nasce per offendere, per semplificare o per contrapporre. E non nasce nemmeno per pavoneggiare chi lavora nel Terzo Settore come fosse un’élite morale. L’intento è un altro: stimolare una riflessione, usare la distopia come strumento per leggere meglio il presente.

Senza Rete - Cover di vita

 In Senza Rete non ci sono eroi, ma persone comuni. Quartieri che cambiano, legami che si spezzano, traiettorie di vita che deviano lentamente. È una distopia quotidiana, fatta di piccoli silenzi e grandi mancanze.

Perché immaginare un mondo senza Terzo Settore non significa predire il futuro.
Significa guardare con più attenzione ciò che oggi ci tiene insieme.

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