La pioggia non ha il suono di un’emergenza.
All’inizio è un tamburellare sui vetri, monotono. Dura ore e sembra solo noia. Poi, però, cambia. Così diventa un ruggito sordo che sale dalla terra.
Quando il torrente dietro la zona industriale rompe gli argini, la prima cosa che sparisce è la luce.
Subito dopo, scompare anche la certezza che qualcuno arriverà.
In un’altra vita, invece, in un altro mondo, entro un’ora sarebbero apparse le giubbe gialle.
Allora i fari bianchi avrebbero tagliato il buio e i motori delle idrovore coperto la pioggia.
In quel caso, ci sarebbe stato qualcuno con un sorriso stanco a dirti dove andare, e qualcuno a portarti una coperta che sa di magazzino e di cura.
Ma in questo mondo, il 60% della Protezione Civile è stato cancellato con un tratto di penna.
Per questo, resta solo il Sistema. Quello “ufficiale”. Quello “corto”.
Intanto, Giulia guarda fuori dalla finestra del primo piano.
Ormai la strada è diventata un fiume di fango nero. Il telefono non prende, e le urla dei vicini arrivano isolate, senza risposta.
Allora chiama il numero unico di emergenza.
Tuttavia, la voce registrata le dice di restare in attesa. Le squadre sono impegnate nelle “priorità strategiche”: palazzi governativi, centrali elettriche, ponti principali.
Così non c’è nessuno che conosca i vicoli, né qualcuno che sappia chi vive al piano terra o quali bambini hanno paura del buio.
Di conseguenza, non ci sono le “centinaia di braccia” pronte a sfidare la natura.
Inoltre, non ci sono le cucine da campo montate in tre ore nel piazzale della chiesa.
A un certo punto, Giulia vede un uomo attraversare la strada con l’acqua alla vita.
Eppure, è solo. Nessuno gli ha detto che è pericoloso. Nessuno ha transennato l’area.
Provate a fare senza
Il silenzio dei soccorsi
La pioggia non ha il suono di un’emergenza.
All’inizio è un tamburellare sui vetri, monotono. Dura ore e sembra solo noia. Poi, però, cambia. Così diventa un ruggito sordo che sale dalla terra.
Quando il torrente dietro la zona industriale rompe gli argini, la prima cosa che sparisce è la luce.
Subito dopo, scompare anche la certezza che qualcuno arriverà.
In un’altra vita, invece, in un altro mondo, entro un’ora sarebbero apparse le giubbe gialle.
Allora i fari bianchi avrebbero tagliato il buio e i motori delle idrovore coperto la pioggia.
In quel caso, ci sarebbe stato qualcuno con un sorriso stanco a dirti dove andare, e qualcuno a portarti una coperta che sa di magazzino e di cura.
Ma in questo mondo, il 60% della Protezione Civile è stato cancellato con un tratto di penna.
Per questo, resta solo il Sistema. Quello “ufficiale”. Quello “corto”.
Intanto, Giulia guarda fuori dalla finestra del primo piano.
Ormai la strada è diventata un fiume di fango nero. Il telefono non prende, e le urla dei vicini arrivano isolate, senza risposta.
Allora chiama il numero unico di emergenza.
Tuttavia, la voce registrata le dice di restare in attesa. Le squadre sono impegnate nelle “priorità strategiche”: palazzi governativi, centrali elettriche, ponti principali.
Così non c’è nessuno che conosca i vicoli, né qualcuno che sappia chi vive al piano terra o quali bambini hanno paura del buio.
Di conseguenza, non ci sono le “centinaia di braccia” pronte a sfidare la natura.
Inoltre, non ci sono le cucine da campo montate in tre ore nel piazzale della chiesa.
A un certo punto, Giulia vede un uomo attraversare la strada con l’acqua alla vita.
Eppure, è solo. Nessuno gli ha detto che è pericoloso. Nessuno ha transennato l’area.
In realtà, il fango non è il nemico.
Piuttosto, lo è il silenzio che segue: l’assenza di quelle migliaia di persone che, per scelta e non per contratto, decidevano che la tua casa era anche la loro.
Infine, Giulia prende lo zaino.
Non sa dove andare. Fuori, c’è solo buio, acqua e l’efficienza gelida di un mondo che ha imparato a fare a meno del cuore.
E senza cuore, infatti, non si sta in piedi.
Crediti: ispirato al libro/rivista Provate a fare senza. Viaggio distopico in un mondo senza Terzo Settore, Vita.it, Marzo 2025.
Comunicazione PA.SOL.