Il cancello del canile comunale cigola ogni volta che il vento cambia direzione.
Nessuno lo apre più davvero. Rimane socchiuso, abbastanza da lasciare entrare il freddo, non abbastanza da far uscire i cani.
Luca si ferma davanti alla rete metallica con una busta della spesa in mano. Dentro ci sono due scatole di cibo comprate al supermercato discount e una coperta vecchia che sua figlia ha insistito per portare.
Una volta, qui, c’erano volontari. Gente che arrivava prima del lavoro o dopo cena. Persone che conoscevano i nomi degli animali meglio dei numeri delle gabbie. C’erano associazioni che organizzavano adozioni, raccolte fondi, visite veterinarie. Qualcuno che spiegava ai bambini che prendersi cura di un animale significava imparare qualcosa anche sugli esseri umani.
Ora il Terzo Settore non esiste più.
E gli animali sono tornati a essere un problema da contenere, non vite da proteggere.
Dietro la recinzione un cane si avvicina piano. Ha il muso grigio e una zampa che trascina leggermente sull’asfalto bagnato. Luca lo riconosce. Sua figlia lo aveva chiamato Nebbia durante una giornata di volontariato fatta anni prima, quando il canile era ancora un posto rumoroso di voci, non soltanto di abbai.
«Papà, ma perché non li porta via nessuno?» aveva chiesto allora.
Luca non aveva saputo rispondere nemmeno quel giorno.
Adesso la risposta è ovunque.
Le adozioni sono crollate da quando gli sportelli di supporto hanno chiuso. Le famiglie non vengono più seguite. Le sterilizzazioni costano troppo. I veterinari convenzionati non esistono più. Gli animali abbandonati aumentano ai bordi delle strade, vicino ai cassonetti, nei parcheggi dei supermercati.
Non c’è stata un’emergenza improvvisa.
Solo una lunga sottrazione.
Senza Rete
Quello che resta dietro un cancello chiuso
Il cancello del canile comunale cigola ogni volta che il vento cambia direzione.
Nessuno lo apre più davvero. Rimane socchiuso, abbastanza da lasciare entrare il freddo, non abbastanza da far uscire i cani.
Luca si ferma davanti alla rete metallica con una busta della spesa in mano. Dentro ci sono due scatole di cibo comprate al supermercato discount e una coperta vecchia che sua figlia ha insistito per portare.
Una volta, qui, c’erano volontari. Gente che arrivava prima del lavoro o dopo cena. Persone che conoscevano i nomi degli animali meglio dei numeri delle gabbie. C’erano associazioni che organizzavano adozioni, raccolte fondi, visite veterinarie. Qualcuno che spiegava ai bambini che prendersi cura di un animale significava imparare qualcosa anche sugli esseri umani.
Ora il Terzo Settore non esiste più.
E gli animali sono tornati a essere un problema da contenere, non vite da proteggere.
Dietro la recinzione un cane si avvicina piano. Ha il muso grigio e una zampa che trascina leggermente sull’asfalto bagnato. Luca lo riconosce. Sua figlia lo aveva chiamato Nebbia durante una giornata di volontariato fatta anni prima, quando il canile era ancora un posto rumoroso di voci, non soltanto di abbai.
«Papà, ma perché non li porta via nessuno?» aveva chiesto allora.
Luca non aveva saputo rispondere nemmeno quel giorno.
Adesso la risposta è ovunque.
Le adozioni sono crollate da quando gli sportelli di supporto hanno chiuso. Le famiglie non vengono più seguite. Le sterilizzazioni costano troppo. I veterinari convenzionati non esistono più. Gli animali abbandonati aumentano ai bordi delle strade, vicino ai cassonetti, nei parcheggi dei supermercati.
Non c’è stata un’emergenza improvvisa.
Solo una lunga sottrazione.
Prima sono spariti i volontari. Poi le campagne nelle scuole. Poi le raccolte alimentari. Infine l’idea stessa che qualcuno dovesse occuparsi di chi non può chiedere aiuto con le parole.
Luca lascia la busta oltre il cancello.
Il cane non si avvicina subito. Lo guarda da lontano, con quella diffidenza lenta che appartiene a chi ha smesso di aspettarsi qualcosa di buono.
Dietro di lui altri occhi si muovono nel buio delle gabbie.
Fuori, la città continua a funzionare. Le persone vanno al lavoro, i negozi aprono, il traffico riempie le strade. Ma ci sono silenzi che non entrano nei bilanci pubblici. E ci sono abbandoni che diventano normali solo perché nessuno li guarda abbastanza a lungo.
Quando torna verso la macchina, Luca sente gli abbai spegnersi uno alla volta.
Come se anche loro avessero imparato che, in questo mondo, chiamare non serve più.
Crediti: ispirato al libro/rivista Provate a fare senza. Viaggio distopico in un mondo senza Terzo Settore, Vita.it, Marzo 2025.
Comunicazione PA.SOL.